lunedì 4 marzo 2013

Le origini del violino



Il violino è nato a Cremona più di quattrocento anni fa dalle mani di artigiani esperti in seguito a ricerche empiriche secolari, prendendo lentamente la forma che conosciamo oggi.  Deriva da strumenti antichi come il rebab introdotto in Europa dai Mori nell'ottavo secolo. Partendo da questi strumenti primitivi, si svilupperanno il ribeca, la giga e poi la viola da braccio. 

E' nel dicembre del 1523 che troviamo nel registro della tesoreria di Savoia, la parola violino scritta per la prima volta.

Grazie al lavoro di bravi artigiani del medioevo e poi del rinascimento, si raggiunge un equilibrio tra le forme e la sonorità. Il violino appare in Italia nella prima meta del XVI secolo probabilmente prima del 1530 ed è parente stretto della viola da braccio e della lira da braccio. Prima nasce come violino barocco, poi si trasforma in violino moderno a partire della fine del 700 per le richieste dei musicisti desiderosi di avere uno strumento più potente e più comodo da suonare. La differenza sarà minima e risiede soprattutto nel manico.
 Sono proprio gli italiani a portare il violino all'apice del suo sviluppo con Andrea Amati (1505-1577) e Antonio Stradivari (1644-1737). Difficile, comunque attribuire con certezza la paternità del violino, che potrebbe invece appartenere al bresciano Gasparo Bertolotti detto Gasparo da Salò.
Fino alla meta del XVIII secolo, il violino viene suonato in posizione libera. Il suo posto sotto il mento non è ancora una regola fissa. Con l'arrivo della mentoniera (la prima fu fabbricata nel 1830), il violino viene tenuto sempre di più tra la spalla e il mento anche grazie alla spalliera, permettendo così di far scorrere, sulla tastiera, la mano sinistra liberata dal compito di sostenere lo strumento.
Il violino è lo strumento virtuosistico per eccellenza e diventa la voce della musica genericamente definita "classica" 

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